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Apprendimento

C’è apprendimento quando un individuo manifesta un nuovo comportamento, e che dopo essersi manifestato si mantiene nel tempo ( Mazzoni, 2000).

Atkinson, 1953: l’apprendimento può essere definito come ogni “modificazione relativamente permanente del comportamento che ha luogo per effetto dell’esperienza”.

Tulving disse: Apprendimento e memoria non rappresentano unità [...]. Sono semplicemente ampie etichette verbali che sono usate per descrivere una concatenazione di componenti neurali, comportamentali, mentali [...].

Nella storia della psicologia, l’apprendimento ha significato diverse cose. In ambito comportamentista, sia con il condizionamento classico di Pavlov, che il condizionamento operante di Skinner (neocomportamentista), l’apprendimento si basava sul concetto di associazione tra uno stimolo e una risposta che diventa il nuovo comportamento appreso. L’associazione tra stimolo e risposta doveva rispettare due condizioni: una contiguità temporale e la ripetizione.

Con l’avvento di , che funge da ponte tra comportamentismo e cognitivismo si inizia a vedere l’apprendimento anche da dentro e non solo da ciò che era osservabile (poiché per i comportamentisti la mente era una scatola nera). Con si parla di apprendimento latente e di rappresentazioni interne mentali.

Con la il tutto diventa diverso dalla somma delle parti e Kohler mostra come l’uomo e animali vicini all’uomo nella scala filogenetica, possano imparare anche per insight.

Il cognitivismo rivide molti degli esperimenti che i comportamentisti avevano fatto solo osservando l’osservabile. In tale ottica i cognitivisti dimostrarono che non era la mera presenza dello stimolo a dare effetto di associazione ma l’informazione che il soggetto percepiva nello stimolo.

L’uomo e animali vicini nella scala filogenetica possono anche imparare concetti, per learning set. Come lo scimpanzé con dinnanzi due scatole, una rotonda e una quadrata. Sa che una delle due contiene cibo. Impara quindi che se trova cibo sotto la prima scatola allora cercherà sempre sotto quella, altrimenti sarà l’altra.

A questo proposito è entrato nella storia dell’apprendimento , lo scimpanzé che ha imparato a parlare e costruire frasi con il linguaggio per sordi.

Per comportamenti più complessi non si può ridurre tutto a condizionamento anche se osserviamo le informazioni legate ai rinforzi. Parte dei comportamenti umani sono appresi per condizionamento classico, altri per condizionamento operante, ma, quelli più complessi sono comportamenti appresi per imitazione sociale e osservazione.

Approfondimenti sull’argomento:
L’apprendimento, G. Mazzoni, 2000, Roma, Carocci
Psicologia della memoria, M.A. Brandimonte, 2004, Roma, Carocci
Manuale di psicologia generale, cap.V, P. Legrenzi, 1997, Bologna, Il Mulino