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Connessionismo

Secondo il connessionismo oggi l’apprendimento e l’acquisizione di conoscenze mimerebbero ciò che accade nel nostro cervello, ovvero le connessioni tra neuroni e aree corticali.

(1950, 1972) si era dato il compito di localizzare tali tracce mnestiche che egli chiamava engrammi. Tuttavia, dopo anni di ricerca, Carl Lashley conclude che

“non è possibile dimostrare la locazione isolata di tracce di memoria in nessun luogo”.

La conoscenza non viene mantenuta in un singolo nodo, connessione, unità, ma è invece distribuita tra molte unità differenti. E i processi cognitivi non funzionano in modo seriale (uno dopo l’altro) ma in modo parallelo, cioè contemporaneamente.

Se la proposta di processi seriali fosse vera dovremmo pensare solo a pensieri e comportamenti molto semplici. Anche se, in realtà, quelli che sembrano processi semplici richiedono l’attivazione di molti neuroni. Sembra un processo lento apparentemente ma dà garanzie di buon funzionamento e cooperazione.

Il connessionismo dimostra come oggi, biologia, neuroscienze, psicologia non possano non collaborare perché oggi sappiamo che ciò che capita nel cervello comincia ad avere senso e mappa per precise percezioni e comportamenti in una mappa del cervello sempre più precisa sulle varie funzioni delle sue varie parti.

Vedi Cervello.

Già Gall (1758-1828) cercava di comprendere la mappa del cervello. La sua idea era sostanzialmente corretta che però non trovò seguito perché fu inserita nel contesto della frenologia per cui la personalità di un individuo era strettamente legata alla conformazione del suo cranio.

Hebb (1949), allievo di Lashley, parla di assemblee di neuroni: il meccanismo di apprendimento e la memoria non risiedono in singoli percorsi e neuroni isolati, ma in veri e propri gruppi organizzati, anche non adiacenti e in parti cerebrali diverse.

L’apprendimento non è localizzabile ma distribuito.

Oggi si ritiene che l’apprendimento sia dovuto all’instaurarsi di nuove connessioni tra neuroni di uno stesso centro o tra centri neurali diversi. Hebb fu il primo a suggerire che l’apprendimento portasse a una maggiore trasmissione di sinapsi già esistente, aumentando i neurotrasmettitori presenti. (Mazzoni, 2000)

Però, forme di apprendimento più complesso non possono essere ridotte a connessioni sinaptiche o produzione di neurotrasmettitori, anche se è molto probabile che avvenga così ma in scala diversa. Bisogna immaginare reti neurali più complesse, che collegano reti neurali e aree cerebrali preposte.

Classificato in:

  1. Apprendimento in PNL