Duplice conflitto appetitivo-avversivo
Il duplice conflitto appetitivo-avversivo (Miller 1944) completa le tipologie di conflitti individuati da Lewin e Miller stesso. In una interazione persona-ambiente gli altri conflitti sono:
- conflitto appetitivo, individuato da Lewin per cui una persona è attratta da due entità e, secondo questa formulazione semplicistica, più la persona si avvicina a una valenza (fisicamente e mentalmente) più viene attratta da questa entità . Per esempio, una ragazza che deve scegliere fra due università , secondo questa visione, più lei si sentirà vicina a una entità più ne vedrà i lati positivi.
- conflitto avversivo, per cui tra due valenze negative la persona si trova nella condizione di scegliere e spesso sceglie l’inattività . Questo modello di conflitto psicologico, ideato negli anni ’40 è interessante ancora oggi per osservare un semplice modello di comportamento. Prendiamo un bambino a cui la madre dice di scegliere fra l’azione di fare i compiti o quella di restare in punizione il pomeriggio. Fra queste due azioni indesiderate il bambino dovrà sceglierne una altrimenti scegliere di non far nulla.
- conflitto avversivo-appetitivo, per cui una stessa entità ha valenze negative e positive. E’ il caso del bambino che vuole accarezzare un cane ma ha paura. Ciò che è interessante per noi da osservare è l’elemento spazio. Ad una certa distanza (di sicurezza) il bambino è attratto dal cane e vuole accarezzarlo, quando si avvicina la paura di toccarlo emerge. Falko Rheinberg in Psicologia della Motivazione scrive: “Il gradiente di avvicinamento subentra già a grande distanza dalla meta. Detto in altri termini: da una maggior distanza (spaziale e temporale) si vedono solo i lati positivi di un oggetto ambivalente. Il gradiente di evitamento subentra più tardi, ma in compenso aumenta più rapidamente. Nel punto in cui i due gradienti si intersecano, si verifica un tentennamento.”
Il duplice conflitto avversivo-appetitivo considera due entità ambivalenti. E’ il caso della ragazza del primo caso che deve scegliere fra due università , per cui entrambe hanno elementi a proprio favore e sfavore (distanza, fama, materie, amici che ci andranno, città , possibilità lavorative, impegno economico…). In questo caso, la studentessa se si avvicina spazialmente, mentalmente o temporalmente a una delle due entità ne vedrà i difetti e subentrerà quello che viene chiamato gradiente di avversione. Al contempo, l’università più lontana risulterà attraente proprio perché la ragazza si trova a grande distanza da essa e riesce a vedere la prospettiva in modo diversa.
Questo meccanismo è visibile in molte scelte importanti, per cui, senza accorgercene, qualcosa sembra veramente attraente fino a che non ci avviciniamo e all’improvviso un’altra scartata recupera fascino.








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