Ricordi autobiografici
Secondo gli ultimi studi in psicologia (De Beni, Pazzaglia, Vaccari, 1992), è meglio vedere la scena dai propri occhi, come se ci fossimo dentro piuttosto che “vedersi” nell’immagine che agiamo. Quindi, sarebbe meglio vedere la scena associati nell’immagine piuttosto che dissociati cioè vederci che agiamo dentro nell’immagine.
Galton introdusse, nella metà dell’ottocento, lo studio empirico della memoria autobiografica. Galton sviluppò la tecnica della parola-cue (oggi questo metodo è conosciuto come metodo Crovitz per lo studioso che lo riprese per l’accertamento del ricordo autobiografico) per cui veniva proposta una lista di parole concrete e famigliari alla persona e questi doveva rievocare immediati ricordi autobiografici.
Vedi anche Associazioni, Submodalità








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