Enciclopedia della PNL

Il Metamodello in PNL

Il Metamodello serve per capire, imparare – e soprattutto – relazionarsi. È alla base dell’OMI model che condivido tra gli strumenti di coaching dedicati ai coach e ai manager dal mio sito ufficiale (www.deboraconti.com). Se vuoi imparare a capire veramente le persone accanto a te, se vuoi fare domande mirate e utili (soprattutto), se vuoi scoprire chi “merita” la tua compagnia sul lavoro o in ambienti di relazione, allora il Metamodello è uno strumento fondamentale. Qui vediamo le tre aree del Metamodello e poi ti presento uno strumento preziosissimo: le domande utili.





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L’ebook che ho pubblicato e di riferimento per questo modello di comunicazione efficace è Stai Calmo e usa il metamodello sapientemente. Tutto ciò che leggi qui di seguito e altri approfondimenti ti aiuteranno a migliorare l’indagine di obiettivi e le relazioni.

Il Metamodello o linguaggio di precisione, ricerca il COME funzionano i pensieri nella mente delle persone e “scava” nelle strutture delle nostre esperienze. Fu il primo modello linguistico studiato da Richard Bandler e John Grinder. È basato da principio sulla grammatica trasformazionale di Noam Chomsky e fu redatto proprio osservando i terapeuti Virginia Satir e poi Milton Erickson.

È uno strumento che va al di là (meta) del modello linguistico, per capire meglio il significato oltre le parole, per indagare situazioni, obiettivi, progetti, o per risultare più chiari nelle proprie esposizioni.

Il Metamodello aiuta ad andare dalla struttura superficiale di una frase alla sua struttura profonda. Infatti, la presupposizione “La mappa non è il territorio” di Alfred Korzybski si adatta alla struttura linguistica per cui la parola non è l’oggetto nominato. La nostra codifica può portare a un impoverimento della struttura e a una presentazione della “mappa” ambigua.

Il Metamodello aiuta a capire come le persone effettuano cancellazioni, distorsioni e generalizzazioni. Il Metamodello perciò segue la formulazione molto precisa di domande utili per estrapolare le strategie di pensiero, le strutture di schemi e comportamenti.

  • Esempio di cancellazione: “Sono stanco”
  • Esempio di distorsione: “Mi fai arrabbiare”
  • Esempio di generalizzazione: “Non ascolta mai i miei consigli”.

Richard Bandler e John Grinder costruirono un sistema di domande mirate per smontare il linguaggio quando impediva agli interlocutori di ampliare la mappa del territorio.

Generalizzazioni
Le generalizzazioni sono una delle tre distinzioni del linguaggio nel Meta Modello e si dividono in:

  • Quantificatori universali: “Nessuno mi può capire”, “Capitano sempre a me”, qui parole come: tutto, tutti, sempre, nessuno, mai, … sono usate per generalizzare una situazione, come se accadesse “sempre così”,
  • Operatori modali di necessità: “È necessario che tu lo faccia”, qui la frase diventa una regola di comportamento, è necessario, bisogna, non si deve…,
  • Operatori modali di possibilità: “Non ci riuscirò mai”, qui la frase enfatizza una possibilità o impossibilità, una credenza sulle capacità di farcela, con frasi del tipo “non si può”, “è impossibile”, “non lo farai”…

Distorsioni
Anche le distorsioni sono una delle tre distinzioni del linguaggio nel Meta modello si suddividono in:

  • Lettura della mente: “So che non ti piaccio”, qui il difetto della frase sta nel presumere di poter interpretare i pensieri altrui e di entrare nella loro mente,
  • Equivalenza complessa: “Mi sgrida sempre, perché non gli interessa nulla di me”, qui chi parla dà per scontato il collegamento – non diretto né scontato – tra l’essere stato sgridato da una persona e ciò che questa persona prova in generale per lui,
  • Causa ed effetto: “Mi fa sempre uscire dai gangheri”, qui x porta a y (mentre prima è come se fosse x = y)
  • Performativo perso: “È sbagliato criticare così”, qui si distorce la fonte e eludendola si fa diventare una propria regola, una regola generalizzata.
  • Omettendo la fonte, il pensiero espresso non è più giudizio personale ma acquisisce una certa ufficialità.
  • Presupposizioni: “Se sapesse quanto ho sofferto, non si rivolgerebbe così con me”, qui il “quanto ho sofferto” è dato per vero e non si discute, è vero nella mappa di chi parla.

Cancellazioni
Infine, le cancellazioni sono una sezione nel Meta Modello e si distinguono in:

  • Semplice cancellazione: “Sono stanco”, qui viene cancellato il motivo per cui la persona che si esprime sia stanca e possono nascere molte incomprensioni. È tipico delle cancellazioni il classico “problema comunicativo” nelle coppie o sul lavoro,
  • Cancellazioni comparative: “È più gentile”, qui manca il termine di paragone, rispetto a chi?,
  • Nominalizzazioni: “Qui la gentilezza non è certo di casa”, “gentilezza” è una nominalizzazione, come tutte quelle parole che… non possono essere messe fisicamente in un “carretto”. Gentilezza esclude il soggetto mancante di gentilezza, la situazione, il ricevente, cosa si intende per “gentilezza”…
  • Nome non specifico: “Non gli interessa”, manca il soggetto che non si interessa,
  • Verbo non specifico: “Mi ha ferita”, manca il modo in cui la persona è stata ferita, basti pensare all’ambiguità fra l’essere ferita a parole o alzando le mani.

Le domande utili
Io uso tantissimo le domande utili come strumento sia di guida che di indagine. Le uso per ogni tipo di applicazione che faccio della PNL, nel coaching e nella formazione. Quando parlo con un genitore, indago il suo modo di approcciarsi, le convinzioni, l’atteggiamento, perfino il tono di voce tra volume, ritmo, tono. Quando parlo con un coachee dei suoi obiettivi voglio sapere tutto, ma proprio tutto. E allora sfrutto le domande utili attraverso il Metamodello che mi costruisco nella mente mentre il cliente mi risponde.

Le domande utili possono distinguersi in vari modi, qui ti presento una distinzione per scopo tra 1. Domande esplorative, 2. Domande test, 3. Domande di installazione emotiva.

  1. Le domande esplorative sono alla base della comprensione del Metamodello, lo sfruttano e colmano le violazioni del linguaggio.
  2. Le domande test testano – appunto – se le ipotesi su cui abbiamo lavorato insieme al coachee siano piacevoli e fattibili, altrimenti si ricomincia da principio.
  3. Le domande di installazione servono a installare le risposte emotive che si otterranno da ciò che verrà fatto in base alla pianificazione e da ciò che è stato solo ora pianificato e che fanno sognare!

Se vuoi saperne di più sulle domande utili cerca i miei lavori in merito ad esse e all’OMI model sul sito www.strumentidicoaching.com o parti dall’ebook Stai calmo e usa il Meta modello sapientemente.






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