Enciclopedia della PNL

Il Milton Model, i nested loops, i truismi e lo Yes Set

Il Milton Model o linguaggio vago, è un insieme di tecniche tratte dall’osservazione del linguaggio di Milton Erickson e utili a ottenere (all’opposto del Metamodello) generalizzazioni, distorsioni e cancellazioni, a vantaggio della comunicazione. È il tipo di linguaggio da utilizzare per guidare, per suggerire, in induzioni ipnotiche, per visualizzazioni guidate e altri processi di rilassamento indotto.





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Milton Erickson, ipnoterapeuta e psichiatra, apriva le porte a un nuovo e rivoluzionario modo di fare terapia, molte delle presupposizioni della PNL provengono dalle sue sedute con pazienti presenziate da Richard Bandler.

Trovi approfondimenti sull’affascinante Milton Model nel mio ebook Stai calmo e usa sapientemente il Milton Model. Ti presento esempi e applicazioni di questo modello di comunicazione fondamentale per aiutare e guidare le persone accanto a noi, conoscendone anche le trappole.

Ecco alcuni esempi di generalizzazioni, distorsioni e cancellazioni a vantaggio del Milton Model.

Generalizzazioni

  • Quantificatori universali: “Tutto ciò di cui hai bisogno è sempre, e sarà sempre a tua disposizione, dentro di te”,
  • Operatore modale di possibilità: “Se puoi capire le mie parole, puoi imparare a creare nuovi percorsi sinaptici”,
  • Performative perse: “È una buona cosa ottenere ciò che si vuole”.

Distorsioni

  • Equivalenza complessa: “Stare tranquillamente seduto, con i muscoli degli occhi rilassati, significa che stai entrando in una piacevole e profonda trance”,
  • Causa ed effetto: “Ogni respiro ti renderà sempre più rilassato”,
  • Nominalizzazioni: “Il rilassamento è parte naturale di tutti noi”.

Cancellazioni

  • Cancellazione semplice: “Puoi imparare facilmente”,
  • Cancellazione comparativa: “Ti stai rilassando ancora di più”,
  • Indice referenziale non specificato: “E potresti essere cosciente di certe sensazioni”,
  • Verbi non specifici: “Fare questo percorso è sinonimo di…”.

A parte analizziamo:

  • Presupposizione: “Da persona intelligente so che potrai capire”.
  • Lettura della mente: “Io so che la tua mente inconscia ha già iniziato a cercare la soluzione”.

Il linguaggio ipnotico, che induce al rilassamento profondo e che permette di rilassare la mente conscia e di lavorare con la predisposizione della mente inconscia, risulta molto fluido, quasi ininterrotto, con una massiccia presenza di congiunzioni che uniscono le frasi e non spezzano il “flusso di rilassamento”.

Io lo uso moltissimo quando, nella terza fase di coaching nell’OMI model, cioè nell’installazione, ripropongo sotto forma di visualizzazione tutto ciò che il cliente ha stabilito insieme a me nel lavoro precedentemente svolto. Per scoprire di più visita www.strumentidicoaching.com

Altre tecniche persuasive nella conversazione
Se sei un coach, qui di seguito ti presento i nested loops di Richard Bandler, lo Yes Set e i truismi. Si tratta di tecniche utilissime per guidare e agevolare il cambiamento nella mente abitudinaria e routinaria del tuo cliente. Per chi fosse curioso, è ugualmente interessante conoscere queste tecniche per potersi difendere da possibili manipolazioni linguistiche effettuate da venditori senza scrupoli.

I nested loops
La tecnica dei Nested Loops è una tecnica potente e avanzata. Richard Bandler la utilizza moltissimo nei suoi discorsi per provocare stati emotivi negli spettatori. Si tratta di raccontare una storia e poi di inserirne un’altra al suo interno e così via, per 3 o molti più “incastri” (nested). Esistono almeno due scopi alla tecnica del “nested loops”:

  1. Mantenere l’attenzione del pubblico
  2. Sovraccaricare la parte inconscia della mente per poter veicolare il messaggio importante, cioè l’insegnamento che si vuole trasferire.

Un esempio di nested loop è la seguente struttura: ABC – messaggio – CBA. Creiamone uno adesso, magari con lo scopo di generare voglia di aprirsi in chi lo ascolta o legge.

Da piccola ero timida e riservata, facevo poco amicizia e restavo spesso da sola. Ma quando andavo a casa di mia zia Tina per le vacanze estive riuscivo facilmente e spontaneamente a uscire dal mio guscio. La zia mi faceva conoscere alcuni bambini del vicinato e io, forse perché sentivo di non avere nulla da perdere, mi buttavo subito a giocare con loro. La zia Tina era così ed era facile emularne l’atteggiamento: lei si interessava sinceramente agli altri e tutti le volevano bene. Anche la mia collega Giusy è spontanea, sinceramente interessata agli altri e positiva quando li saluta. Una cosa è certa nella vita, restare nel proprio guscio non porta da nessuna parte, è bello aprirsi per imparare, condividere, dare… anche fosse un sorriso. È bello interessarsi agli altri e gli altri si sentono capiti, compresi, interessanti. Così ieri, proprio Giusy – che aveva un forte cerchio alla testa – doveva far fare il tour dell’azienda ai nuovi acquirenti. Per aiutarla mi proposi io, mi immaginai di essere lei, Giusy: aperta, solare, interessata. Mi rivolsi a loro, chiesi com’era andato il viaggio, fui solare e positiva. Tutto andò alla grande e poi concludemmo il giro con un tè e dei biscotti chiacchierando nella sala riunioni. Da mia zia Tina ricordo l’ultima estate che passai da lei, si era creato un legame così profondo con i miei nuovi amici che con alcuni restai in contatto anche dopo e lo siamo ancora oggi. L’amicizia che si è creata è profonda e duratura, nonostante le distanze. È bellissimo sapere che se ci concentriamo sul dare agli altri riceviamo sempre molto di più di quanto pensavamo di dover ricevere.

I truismi
Il truismo (ingl. truism, rad. truth = verità) è un set linguistico simile allo yes set, per cui si introduce un discorso affermando delle verità scontate. L’esempio classico insegnato agli oratori per avere l’appoggio del pubblico è simile a:

Siamo qui oggi in questa sala riunioni, e abbiamo tutti uno scopo comune, dentro ciascuno di noi albergano aspettative importanti e speriamo tutti di uscire da qui oggi avendole soddisfatte. Vogliamo ottenere dei risultati e vogliamo farlo in modo semplice e produttivo…

Lo Yes Set
Lo schema dello Yes Set è una tecnica che può essere usata per predisporre l’interlocutore a dire sì. È una struttura che è usata sia sul palco da cantanti o presentatori, sia da motivatori o da venditori, ma anche semplicemente dai genitori che vogliono motivare comportamenti corretti ai figli (come la semplice azione di lavarsi i denti*):

  1. Volete divertirvi stasera?
  2. Lo sapete chi abbiamo come ospite speciale qui a Foggia stasera, vero?
  3. Siete pronti?

A questo punto il pubblico, già predisposto, sarà accondiscendente e coinvolto pienamente nella serata. Questa struttura era usata anche da Milton Erickson per fare in modo di entrare in rapporto con i propri pazienti:

  1. Buongiorno, potrebbe chiudere la porta quando entra?
  2. Mi farebbe anche la cortesia di spostare la poltrona e avvicinarsi un poco?
  3. Ah, le spiace anche servire del tè, per entrambi… grazie mille.
  4. -> bene. Ora è pronta a iniziare… e… mentre siamo seduti qui oggi, e io so che lei conosce la ragione per cui vuole migliorare…

E così, dopo aver predisposto il cliente a seguire le sue istruzioni, Milton Erickson poteva aiutarlo a lavorare con più tranquillità e fiducia. Attenzione però: questa struttura può essere anche usata da venditori che vogliono manipolare i compratori a dire di sì.

*Per approfondire l’uso della PNL nel linguaggio con i nostri figli, visita www.figlifelici.com in cui ti parlo anche di coinvolgimento, compreso lo Yes Set.

Gli embedded commands
Gli Embedded commands (it. comandi o suggerimenti inclusi) sono parole o frasi racchiuse in un contesto più ampio. Sono molto usati da Richard Bandler nei suoi complessi e innumerevoli nested loops.

La formula degli embedded commands è molto comune nelle storie, nelle favole e nelle metafore: al di là del contorno, cioè della storia e delle avventure dei protagonisti, esiste un messaggio, questo è il suggerimento nascosto o incastonato nel messaggio più ampio.

Linguaggio metaforico
Un altro tipo di linguaggio è l’uso delle metafore. Certe volte, affrontare una situazione attraverso una metafora è il modo più veloce per aiutare il cambiamento diretto e inconscio, senza razionalizzazione o ricerca di motivi e spiegazioni.

Le metafore facevano spesso parte del linguaggio di Milton Erickson durante i suoi incontri.
Può bastare una metafora per cambiare lo stato di una persona e magari la sua stessa storia.

Metafora, dal greco “ trasporto”, cioè la metafora aiuta il trasporto di significato da una cosa all’altra. In PNL metafore e similitudini eseguono la stessa funzione, che ci sia la parola “come” o che la storia sia parallela in significato, lo scopo della metafora terapeutica è di suggerire direttamente alla mente inconscia del cliente una soluzione che lei (la mente inconscia) potrà poi ri-elaborare e adattare a sé.

Spesso Milton Erickson, per aiutare i suoi pazienti a sviluppare il senso di crescita delle risorse o risposte dentro di sé parlava di piantine di pomodoro che crescono e si evolvono, generano frutti e si fanno alte e forti.

Altro uso della metafora, più esplicito e legato ad àncore spaziali è stato fatto da Robert Dilts, chiedendo di trovare una metafora che rappresenti lo stato in difficoltà e poi con uno spostamento spaziale, ricercando una metafora risorsa, da trasportare poi in esercizio di future pace, appunto nel futuro.






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